Nevica plastica in Valle d’Aosta

Ogni anno 200 milioni di frammenti scendono dal cielo sulle montagne della Regione. 80 milioni sono microplastiche

Resi noti i risultati della ricerca effettuata, per la prima volta al mondo, sulle nevi residue della Valle d’Aosta. I campionamenti sono stati effettuati in occasione del Tor des Géants® 2019, la corsa in montagna più dura al mondo,e testimoniano come il problema delle microplastiche sia sempre più pressante.

Promotori dello studio sono la Cooperativa ERICA, lo European Research Institute e VdATralier, organizzatore del Tor des Géants®, e l’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale (AICA). I risultati sono stati pubblicati nel dossier Nevica Plastica”.

Mentre si intensificano le ricerche sui ghiacciai e nevai nel mondo, per la prima volta si è pensato, su idea del testimonial eco-runner, Roberto Cavallo, di analizzare le nevi che restano alla fine dell’estate. Sono stati individuati 4 siti: il rifugio Deffeys, nel comune di La Thuile, che richiede oltre 2 ore e mezza per essere raggiunto a piedi, ai piedi dell’omonimo ghiacciaio, il rifugio Miserin, nel parco del Monte Avic, a poco più di un’ora da dove si può lasciare l’auto, il rifugio Cuney, il più alto rifugio delle Alte Vie valdostane ad oltre 2600 metri di quota, e il col du Malatrà a quasi 3000 metri di altitudine, che separa la Val Ferret dalla Valle del Gran San Bernardo.

Nevica plastica: il dossier

I campioni di neve sono stati analizzati dall’ARPA Valle d’Aosta in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, sotto la direzione dei professori Marco Parolini e Roberto Ambrosini del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano.

Su 8 litri analizzati sono state trovate, a seguito di una rigorosa procedura analitica, 40 particelle di cui ben il 45% erano microplastiche, il 43% fibre di cellulosa, il 2% lana, mentre per il 10% non è stato possibile arrivare ad un’identificazione univoca.

Le microplastiche sono state analizzate al microscopio e in spettroscopia IR così da verificarne la forma, le dimensioni e la composizione polimerica. Il 39% delle microplastiche è rappresentato da fibre o fili, mentre il restante 61% sono frammenti di diversa forma. La dimensione delle microplastiche varia da 50 micron a poco meno di 2 millimetri, con un valore medio di circa 300 micron.

Il colore più rappresentato è il bianco (50%), seguito dal blu (28%) e dall’azzurro (11%), mentre le microplastiche di colore rosa o viola contribuiscono per una esigua percentuale (5,5% in entrambi i casi).

Il polimero più rappresentato è risultato essere il polietilene (39%), seguito dal PET (17%), dal HDPE (17%) e dal poliestere (11%), mentre un contributo inferiore è dato dal LDPE (6%), dal polipropilene (5%) e dal poliuretano (5%), per la prima volta individuato dai ricercatori dell’ateneo milanese.

Proiettando i numeri di questa prima ricerca sulle precipitazioni nevose che nel 2019 hanno interessato la porzione di arco alpino della Valle d’Aosta i ricercatori hanno stimato che ogni anno sulla regione cadrebbero 200 milioni di particelle di cui 80 milioni di microplastiche, in pratica “nevicano” ogni anno 25 chili di plastica sulle montagne più alte d’Italia. Valore molto probabilmente sottostimato dal momento che le nevi, terminato l’inverno, con l’aumento delle temperature, fondono e riversano il loro contenuto nei ruscelli e nei torrenti che scendono a valle.

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