Il calcio, come tanti altri settori, sta provando a fare i conti con la sostenibilità. Gli stadi sono strutture energivore, che consumano moltissimo tra illuminazione, riscaldamento e manutenzione dei campi: per questo un numero crescente di impianti ha iniziato a sfruttare il sole, il vento e il riciclo dei materiali per abbattere i consumi e ridurre l’impatto ambientale. Alcuni sono diventati veri e propri laboratori a cielo aperto, capaci di produrre energia pulita e persino di condividerla con il territorio. Ecco i più interessanti.
La Johan Cruijff Arena, il modello di Amsterdam
L’esempio più celebre è la Johan Cruijff Arena di Amsterdam, casa dell’Ajax. Sul tetto dell’impianto sono installati circa 4.200 pannelli solari, affiancati da una turbina eolica, per una potenza vicina ai 3 MW. Ma la vera chicca è il sistema di accumulo con l’energia che viene immagazzinata in un enorme parco batterie composto da 148 accumulatori provenienti da auto elettriche, considerato tra i più grandi mai realizzati in un edificio commerciale in Europa. L’energia in eccesso viene persino ceduta alla rete cittadina, alimentando i quartieri circostanti. Persino l’erba tagliata dal campo trova una seconda vita, destinata a nutrire animali di una fattoria vicina. Non sempre, comunque, l’ecosostenibilità si traduce necessariamente in risultati migliori nelle attività del club. Le previsioni degli addetti ai lavori e le varie quote sulla Champions League si focalizzano sulle solite superpotenze del Vecchio Continente e tra le squadre partecipanti quest’anno non c’è l’Ajax, una delle formazioni più importanti dell’Olanda, che sta giovando comunque di un impianto moderno come la Johan Cruijff Arena.

Forest Green Rovers, il club più verde del mondo
Dall’Olanda all’Inghilterra, dove i Forest Green Rovers di Nailsworth hanno fatto della sostenibilità una vera bandiera. Il loro stadio è il New Lawn, riconosciuto dalla FIFA come lo stadio più green del pianeta e certificato carbon neutral dalle Nazioni Unite, il club è anche la prima squadra interamente vegana al mondo. Il loro stadio è alimentato in buona parte da pannelli solari, il campo è curato senza pesticidi e l’irrigazione sfrutta l’acqua piovana. È inoltre in cantiere l’Eco Park, un impianto costruito quasi interamente in legno su progetto dello studio Zaha Hadid Architects, pensato per produrre in loco gran parte del proprio fabbisogno energetico sfruttando sole e vento. Un progetto che punta a diventare il primo stadio al mondo realizzato con materiali a basse emissioni, inserito in un grande parco verde aperto al pubblico. Curioso il contrasto con i risultati sportivi, altalenanti, che confermano quanto la filosofia green del club vada ben oltre la semplice ricerca della vittoria.
Anfield, il gioiello d’Inghilterra
Il New Lawn non è comunque l’unica perla inglese. Stamford Bridge, casa del Chelsea, dove la raccolta differenziata raggiunge il 100%, mentre la casa dell’Arsenal, l’Emirates Stadium, è un impianto studiato per essere coperto totalmente da energia rinnovabile grazie a un impianto fotovoltaico e un digestore anaerobico di biogas. Ma il vero gioiellino è Anfield, casa del Liverpool. Qui le emissioni di CO2 sono quasi nulle grazie all’uso di energia rinnovabile e al suo interno è praticamente bandita la plastica. Inoltre si è fatta una scelta salutare, oltre che sostenibile, nella vendita di prodotti gastronomici, vendendo frutta e verdura a chilometro zero.
Il Friburgo e il tetto solare
Anche la Germania offre buoni esempi. Lo stadio del Friburgo, l’Europa-Park Stadion, ospita sul tetto un ampio impianto fotovoltaico capace di generare una quota significativa dell’energia necessaria all’arena. La cultura ambientale, del resto, è particolarmente radicata in una città da sempre attenta alle tematiche green. Sono soluzioni ormai sempre più diffuse, spesso più semplici da integrare anche su strutture esistenti: pannelli solari, sistemi di recupero dell’acqua piovana, gestione più attenta dei rifiuti durante gli eventi e incentivi alla mobilità sostenibile per i tifosi. Piccoli passi che, moltiplicati per le decine di partite e concerti di una stagione, fanno la differenza sia sui consumi sia sulle emissioni.
Sostenibilità e risultati non vanno sempre di pari passo
Insomma, il campo e l’ambiente seguono logiche diverse, ma la strada tracciata da questi impianti è ormai difficilmente reversibile. Anche in Italia, dove il tema degli stadi moderni resta spinoso, questi modelli vengono studiati con crescente attenzione. E infatti la sfida dei prossimi anni sarà proprio conciliare la spettacolarità degli eventi con la responsabilità ambientale, dimostrando che uno stadio può essere allo stesso tempo casa dei tifosi e piccola centrale di energia pulita al servizio della città.