A passeggio per Milano: Santa Maria presso San Satiro

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L’inganno prospettico di Bramante, che trasforma 97 centimetri in 9,70 metri

Milano è d qualche mese tra le mete più gettonate, attirando visitatori da ogni angolo del pianeta incuriositi e affascinati dalla grande manifestazione di EXPO. Dopo passeggiato tra i vari padiglioni provando gli sfiziosi e spesso insoliti cibi proposti (mai sentito parlare del croccoburger?), destreggiarsi, ahimè, tra le più o meno lunghe code di attesa, vale la pena dedicare un po’ di tempo alla visita della città di Milano.

Il Duomo, ovviamente, non può che essere al primo posto dell’itinerario turistico, ma poco distante da lì si trova  anche Santa Maria presso San Satiro, una chiesetta seminascosta tra le vetrine di via Torino che merita di essere inclusa nel tour.

In questa piccola costruzione, infatti, è possibile vedere uno dei più sorprendenti inganni prospettici  realizzato nel 1480 circa da Bramante. Se dall’ingresso si osserva l’interno non sembra esserci nulla di strano, stiamo ammirando un consueto spazio longitudinale a tre navate con un transetto sormontato da cupola e una tradizionale abside circolare. E proprio qui sta la perfetta e magistrale illusione della quale ci si accorge solo quando si arriva davanti all’altare e si può “toccare con mano” rendendosi conto che dietro non si passa, c’è poco meno di un metro dal muro perimetrale. L’abside in realtà non  esiste, è solo frutto di inganno prospettico sapientemente ideato da Bramante poiché, durante l’edificazione della chiesa, ci si rese conto che lo spazio a disposizione era insufficiente per realizzare la tribuna a causa dell’esistenza di una strada limitrofa. Così l’architetto ideò questa meravigliosa soluzione: i 9,70 metri previsti nel progetto per l’abside divennero 97 centimetri ma l’effetto visivo ottenuto è rimasto inalterato rispetto al progetto iniziale. Fu costruita una parete cieca e piatta creando, tra pilastri fittizi e rilievi in cotto, uno scorcio prospettico così ben architettato da simulare la profondità. Il tutto è accentuato dalla volta a botte dipinta. Come a dire, da un limite spaziale esistente può nascere un capolavoro assoluto.

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