XX edizione del Concerto di Santo Stefano presso la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli

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Un concerto da sempre per la pace e la convivenza degli uomini e delle culture che oggi diventa un simbolo contro la paura

Diventato ormai una delle date ricorrenti di maggior richiamo della Città, il concerto di Santo Stefano, che si svolge tutti gli anni al mattino del 26 dicembre alle ore 11,00, a cura di Luigi Cinque, vedrà quest’anno, per la sua XX edizione, una rilettura particolare dei testi sacri della musica antica Europea del seicento Monteverdi usati come interfaccia per una Cantata di Pace Mediterranea. Protagonisti dell’evento, le voci di Petra Magoni, Nando Citarella, Badara Seck, Patrizio Fariselli ( AREA ), Fausto Mesolella/Avion Travel, Badara Seck, Alessandro D’Alessandro e l’Orchestra Bottoni, Federica Santoro e la sua lira “calabromediterranea”, Giancarlo Parisi flauti e tecno zampogne e Luigi Cinque ai fiati e live electronics.

Il programma prevede quest’anno un originale sound con accostamenti ritmici e soprattutto melodico/vocali davvero inusitati. Luigi Cinque ci ha ormai abituato ad innovazioni vertiginose che hanno fatto storia nella nuova musica sia essa di derivazione popolare che colta o, come si dice, etnojazz. Sarà la voce di Petra Magoni – vocalista immensa – a coniugarsi e declinarsi sul colore e l’essenza di un mediterraneo altrettanto antico e moderno con il canto ormai sapiente, classico e popolare, di Nando Citarella o le valenze altre e di cronaca griot di Badara Seck. Agli strumenti solisti con un’idea di musica derivata da linguaggi complessi – popolari e colti – e lontani dalle cover jazzistiche di maniera.

Tra essi la grande chitarra di Fausto Mesolella colonna degli AvionTravel. Giancarlo Parisi flaustista e inventore di straordinarie zampogne che lo hanno fatto collaborare con il M° Riccardo Muti e le migliori orchestre del mondo E per finire Federica Santoro, giovanissima, con le sonorità della lira calabro/mediterranea strumento centrale di un sud persino mitico. Una suite in cui le liturgie popolari e le straordinarie melodie di Monteverdi e del 600 Europeo s’intrecceranno in un continuum di arcaico e contemporaneo al fine di far respirare la Basilica, idealmente e ritualmente, alla maniera delle antiche Cantate Sacre Popolari e Colte, quando lo spazio della Chiesa era il volto sacro della Piazza.

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