Pandemia e mercato del lavoro: cosa è cambiato e quale direzione stiamo prendendo?

Cambia il modo di lavorare, ma anche di pensare al lavoro. Gestione dello smart working, mantenendo l’unità del team e puntando sulla reputazione. Il punto con alcune importanti realtà italiane, nel primo report che analizza il mondo del lavoro post covid da diversi punti di vista

La Pandemia ha mutato il mondo del lavoro. Cambia il modo di concepire l’idea stessa di lavoro, i rapporti tra colleghi e con i dipendenti, così come il modo di cercare nuove opportunità lavorative o selezionare nuove figure professionali.

Ma se da un lato il covid ha scosso l’intero sistema economico, portando una profonda crisi, dall’altro ha dato l’opportunità di rivedere alcuni paradigmi che rischiavano di paralizzare il mondo del lavoro, accelerando il processo di digitalizzazione in ogni ambito e responsabilizzando maggiormente i dipendenti attraverso il lavoro da remoto.

In un contesto in continuo mutamento, a fare la differenza nella scelta delle migliori figure professionali da inserire nel proprio team sono le soft skills, soprattutto se avvalorate da lettere di referenze da parte di ex colleghi o datori di lavoro.

Viene meno il concetto di ufficio e scrivania, si lavora per obiettivi da qualsiasi parte del mondo, abbattendo i confini geografici e dando maggior valore alle competenze di ognuno. Il mondo del lavoro appare, dunque, sempre più globalizzato, per questo il vero capitale del futuro sarà rappresentato dalla reputazione.

Grazie al contributo di realtà importanti dell’economia italiana operanti in settori diversi tra loro, è stato dato redatto il primo report sul mondo del lavoro post covid, affrontandolo da diversi punti di vista e nel quale sono stati analizzati punto per punto i cambiamenti portati nel mondo dalla pandemia, alcuni dei quali, addirittura, si stanno rivelando un’opportunità interessante.

INDICE DEL REPORT

  1. I dati del fenomeno
  2. La ricerca di lavoro online, a cura di Semrush
  3. Gli strumenti che convincono i recruiter, a cura di Milano Exe
  4. Nuove competenze e soft skills per adattarsi ai nuovi contesti lavorativi, a cura del Centro Studi Performance 4 Man Consulting
  5. Smart working e team management, come continuare a sentirsi uniti, a cura di Zeta Service
  6. Qual è oggi la reputazione delle aziende italiane? Aiuterà la ripresa? A cura di Zwan

Con la Pandemia è cambiato non solo il modo di lavorare, ma anche l’impostazione della ricerca e, soprattutto i settori e le aziende privilegiate. Ci si orienta di più verso supermercati e compagnie di corrieri per consegne a domicilio, visti come lavori più solidi economicamente, dei quali non si fa a meno neanche in lockdown” Fernando Angulo, Responsabile della comunicazione di Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online.

Prima del covid, almeno il secondo colloquio veniva svolto in presenza, per valutare anche tutta una serie di soft skills, magari con piccoli test attitudinali. Oggi è tutto online, per questo la lettera di referenze assume un peso sempre maggiore. Anche puntare sulla costruzione di cv che non siano solo un elenco di studi conseguiti o lavori svolti, ma raccontino chi è il candidato, la sua indole e le sue passioni può rappresentare una carta vincente” Andrea Polo, CEO & Founder di Milano EXE, agenzia specializzata in recruiting.

In periodi di crisi, la scelta migliore è quella di investire su se stessi ed acquisire nuove competenze, che possano rappresentare un vantaggio competitivo. In questo modo, a differenza di quanto si creda, è possibile reinventarsi a qualsiasi età, cambiando completamente lavoro. È importante, quindi puntare ad implementare la performance management, il coaching e lo sviluppo di competenze relazionali” Roberto Castaldo, Presidente e fondatore del Centro Studio Performance di 4 MAN Consulting, società di consulenza aziendale specializzata in performance management.

È stato un periodo molto intenso, i nostri sforzi si sono concentrati da un lato sulla riorganizzazione della nostra modalità di lavoro e quindi sul servizio ai nostri clienti e dall’altro sui nostri collaboratori, ritrovatisi improvvisamente distanti e per i quali è stato necessario creare velocemente una nuova rete (fatta di informazioni, momenti di confronto, comunicazioni, agevolazioni) che tenesse uniti i team” Silvia Bolzoni, CEO & Founder di Zeta Service, azienda specializzata in payroll, amministrazione del personale, consulenza del lavoro e consulenza HR.

Per le aziende oggi lavorare sulla propria reputazione e guardare oltre il profitto diventa essenza stessa del profitto, perché uno dei principali criteri con i quali si finanzieranno le imprese sarà quello reputazionale. Non solo, anche le migliori menti, dovendo scegliere a chi inviare il cv, sceglieranno sulla base della reputazione di una determinata azienda. Per gli imprenditori, però, è importante capire che la reputazione non è solo ciò che viene scritto sui social o nelle recensioni, ma si tratta di un parametro complesso, composto da asset interni ed esterni molto diversi tra loro” Davide Ippolito, Ceo di Zwan, agenzia di reputation marketing e cofondatore di Reputation Rating, unico algoritmo che misura i parametri oggettivi e soggettivi della reputazione, attraverso la tecnologia blockchain.

Progetto a cura di Alessandro Maola Comunicazione
Analisi a cura di Alessia Piccioni

QUI IL REPORT COMPLETO

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